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Psicologia

Quali parole scegliere per una famiglia ecosostenibile?

Ci sono parole che descrivono la famiglia in modo istituzionale per appesantirla con l’enunciazione dei diritti e dei doveri e ci sono parole seducenti di chi la ama trasferendo in lei emozioni e sentimenti.

Emily Dickinson affermava: “Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola; a volte ne scrivo una e la guardo fino a quando non comincia a splendere come simbolo di una unione affettiva”.

Diciamo subito che, fra le tante parole usate per descrivere la famiglia, il termine “Istituto familiare”, pur antico che sia, conserva ancor oggi un significato ecosostenibile perché conserva diversi insiemi che concorrono per lo stesso fine indicando persone, cose e ambienti, per diventare prima cellula di una Società organizzata.

 

Famiglia, Scuola e Società sono tre entità inscindibili che coesistono nella stessa terminologia; isolandole, la famiglia non sarebbe più sostenibile  e la Società, senza l’insieme degli individui, non avrebbe alcun senso. L’ecosostenibilità richiede la partecipazione di tutti per conseguire lo stesso fine e anche la famiglia del futuro dovrà rientrare in un sistema autonomo  anche da un punto di vista economico riducendo l’attuale consumismo bulimico sotto l’influsso dei mass-media. Si è calcolato, infatti, che ogni anno, a causa di cattivi comportamenti casalinghi, si sprecano 5,2 milioni di tonnellate di cibo per un valore di 9,7 miliardi di euro che potrebbero essere usati, con adeguate competenze, professionalità, e maturità a promuovere un futuro “a più giusta misura d’uomo”. L’ecosostenibilità ha bisogno di parole chiare e inconfutabili che la difenda, parole che entrino nell’animo umano per produrre forza, ricchezza e passioni che spingano le azioni di ogni individuo a produrre un bene comune.

Ci sono parole sussurrate come carezze e altre più taglienti di un’arma. Ci sono parole abbandonate che avrebbero ancora un significato e altre destinate a esistere per sempre pur avendo un significato relativo. Ogni generazione ha avuto le proprie, ma sembra che l’attuale non riesca a produrne delle nuove, perché i giovani scarseggiano e spesso le loro menti sono disorientate dai cosiddetti cattivi maestri che in un modo o in un altro, sono sempre esistiti in ogni società e, purtroppo esistono ancora. Quando costoro descrivono un futuro senza stelle, lanciano messaggi oscuri e i giovani fuggono perché già stanno sentendo il disagio economico che sopravanza.

 

Occorre dare fiducia ai giovani che abbiano voglia di modificare ciò che noi, purtroppo, abbiamo standardizzato perché siamo vecchi nella mente che non guarda più davanti a se stessa ma, per fortuna abbiamo una soluzione: che l’attuale crisi funga da stimolo per riflettere prima di pensare per non fare gli errori di chi ha pensato e parlato troppo, senza riflettere. E’ sempre bello chiudere una storia per aprirne un’altra più efficiente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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