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Rivista - Problemi d'oggi

L’educazione sessuale spetta alla famiglia (n.18 del 2014)

By 8 Novembre 2018 No Comments

Intelligenze solitarie

La sessualità è solo genitale?

Nel 1900 Sigmund Freud scrisse “Tre saggi sulla sessualità” e per la prima volta s’incominciò a parlare della sessualità infantile suscitando uno scandalo notevole fra tutti i benpensanti, convinti che i bambini fossero esenti da tale pulsione. Freud dichiarò apertamente che la sessualità non inizia durante il periodo della pubertà, ma è presente in tutti i bambini i quali, in vario modo la sentono, la ricercano e la praticano. L’opinione popolare, convinta che la sessualità fosse soltanto un fatto genitale e non un bisogno di crescita e di acquisizione di competenze, non era preparata ad accettare questo principio e fu scandalo.

Bisogno di confrontarsi.

Sono passati più di cento anni e la psicologia, stando alle dichiarazioni di alcuni miei clienti, non è ancora riuscita a fare luce su questo fatto: la sessualità è una delle fondamentali espressioni dell’essere umano che si manifesta attraverso sguardi furtivi, sensazioni, sentimenti, intimità, relazioni con il proprio corpo e osservazione di quello altrui. Se analizziamo il gioco dei bambini, notiamo che in ogni loro atto, si evidenzia un sottile tentativo di guardarsi e toccarsi per costatare le differenze; fatto che, al di fuori dei genitali, è essenzialmente un bisogno di confrontarsi, stimolarsi e crescere. La sessualità infantile non solo è un bisogno per vivere e scoprire il genere, ma è anche una lezione per imparare che non si vive da soli, ma in relazione e confronto con altri corpi e  atteggiamenti diversi, perché soltanto nella comparazione fra il proprio “sé” e quello altrui s’impara il rispetto, come soltanto nel dialogo s’impara l’arte del discutere.

Saccenti o sapienti?

Spesso mi vengono segnalati adolescenti che io definisco “asessuati” nel senso che non hanno mai giocato né si sono confrontati con con il corpo altrui, pur essendo ottimi studenti e ricercatori di cose serie; sono privi però, del desiderio di conoscere e di relazionarsi con esperienze diverse. Sono solitari, aridi, scontrosi e asociali; a volte anche scostanti e arroganti, perché si sono identificati con il proprio sapere e non con le diversità di altre esperienze. Sono preadolescenti e adolescenti cui manca la pratica del gioco infantile e quindi non hanno neanche imparato a offendere né a difendersi. Essi hanno i genitali ma sembrano privi di sesso, perché non reagiscono né ai piaceri né alle sofferenze della vita: sono intelligenze solitarie.

Compiti per i genitori

Sanno che la genitalità  rappresenta l’anatomia (come sono fatti i genitali) e  che la sessualità ne raffigura la fisiologia (come essi funzionano), ma ignorano o fingono di non sapere che il bisogno sessuale comprende  corporeità, affettività, cultura e i valori di riferimento con l’emotività e i desideri inconsci. Quanti genitori saprebbero spiegarlo ai propri figli? Forse pochi, ma essendo l’educazione sessuale  pertinenza della famiglia, sarebbe importante promuovere percorsi psico-sessuali per giovani genitori in modo che sappiano fare una distinzione fra genitalità e sessualità perché se la prima è pubblica,  la seconda è una funzione intima che non va affidata ad estranei, ma è di competenza degli stessi genitori.

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