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Psicologia

Io e il covid-19: come ho vissuto questo virus e che cosa ho imparato

Mi sono vaccinato su invito dell’Ordine psicologi di Bologna: ne avevo diritto per età e operatore sanitario; confesso che la vaccinazione anticovid-19 mi ha reso più sicuro nell’espletamento dei miei doveri personali e professionali. Non ho mai avuto alcun dubbio sull’esito positivo dell’atto che tanto spaventa i no-vax; io lo ritengo come dovere di ogni cittadino per salvaguardare la propria salute e quella altrui.

Computo il mio dovere, mi sono state rivolte molte domande sull’esito: “come è andata? Che cosa hai sentito? Ti si è gonfiato il braccio? Hai avuto dolore alla spalla sinistra? Hai avuto conati di vomito? Hai avuto diarrea? Hai avuto febbre? Ti senti intorpidito?

Domande assurde, insensate e incongruenti tanto che alla mia generica e vaga risposta, “non me ne sono neanche accorto”, la maggioranza degli inquisitori è rimasta incredula e delusa tanto che qualcuno, scherzosamente, ha risposto con la seguente frase: “allora, ti hanno fatto una puntura di acqua distillata”, alludendo alla furbizia del potere  che vuole ingannare la gente.

Quest’ultimo pensiero mi ha fatto riflettere sulla mentalità corrente, sempre pronta a criticare le azioni altrui, anche quando sono esercitate per il benessere di tutti. Ciò mi spinge a dichiarare di aver fatto anche l’antinfluenzale per scelta e senza alcun disturbo collaterale.

Non appartengo alla categoria degli anti-vax; per mia natura, accetto i consigli per mantenermi in salute e ho sempre avuto un equilibrio psico-corporeo soddisfacente, pur attraversando qualche raro momento difficile. I medici mi hanno salvato due volte la vita a causa di due malesseri importanti che affliggevano stomaco e cuore.

Ho sempre programmato la mia esistenza e il mio lavoro per il mio bene e quello professionale, senza mai dubitare della lealtà altrui tenendo presente il mio sacrosanto principio: “se io non mento agli altri non vedo perché gli altri debbano farlo con me”. Pur ammettendo di aver ricevuto varie delusioni dal comportamento altrui, ho pensato che ciò è parte imprescindibile di ogni pubblica relazione. Nessuno di noi è perfetto.

Ho insegnato a chi mi ha seguito pubblicamente, che il cervello è un organo che pensa e trasmette al fisico i propri pensieri che il corpo stesso converte in azioni sostanziali, accettandone il valore. Ho sempre ammesso che anche il corpo possiede un’intelligenza per accogliere o respingere determinati messaggi cerebrali secondo le convenienze e le opportunità.

 

 

Perché, allora, non ho avvertito alcun malessere dalla mia vaccinazione? é semplice: perché ho sempre programmato cervello e corpo a una reciproca azione di egoistico vantaggio, consapevoli entrambi, che ciascuno ama di più se stesso ma, in certi casi, occorre farli collaborare per il bene comune.

Nota: Chi volesse ancora approfondire quest’ultimo tema, legga nel mio sito, l’articolo “cuorcervello” e i miei studi sulla programmazione mentale, linguistica e altro. (www.studiostaffolani bologna)

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