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Psicologia

Il pessimismo può oscurare il sogno?

Qualcuno, con occhio tragico e catastrofico, vede il futuro come se fosse un film fanta-horror, dove gli studenti, a somiglianza di robot, sono iper istruiti per 12 ore al giorno  in un’unica materia e telecomandati.

Altri vedono il futuro abitato da zombi dal cervello rimpicciolito frequentanti scuole fatiscenti e polverose dove le acque colano dal soffitto, gli intonaci cadono sopra le loro teste e i banchi, sostituiti da tavolette da tenere sopra le ginocchia.

Il pessimismo dei tragici sopra descritti, non costruisce né scuola né l’uomo di domani, né porta innovazioni, né aumento di competenze. In tale situazione il mondo si ferma e l’individuo regredisce a stadi anteriori di vita perché il cervello umano, senza l’impulso della propria evoluzione, blocca le funzioni dello sviluppo e si abitua a considerare l’insuccesso come meta principale delle proprie attività.

Il cervello, invece, deve sognare, fantasticare, desiderare e usare nuove parole che abbiano dentro se stesse un futuro come vita, potenzialità, possibilità, professionalità, inclusione e sostenibilità perché non si può negare il futuro al presente: sarebbe come andare contro la vita. Quando il domani è nel sogno, infatti, il presente è già nel passato. Lo affermava già il filosofo greco Eraclito cinquecento anni prima di Cristo.

“Nessun uomo entra mai due volte nello stesso fiume, perché il fiume non è mai lo stesso, ed egli non è lo stesso uomo.” “Ogni giorno, quello che scegli, quello che pensi e quello che fai è ciò che diventi.” “Non troverai mai la verità, se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi di trovare.”

 

Personalmente penso che bisogna volere l’impossibile, perché accada il possibile nelle varie dinamiche della vita. Le cose bisogna farle accadere perché il tempo è come l’acqua: appena lo pensi è già passato e il sogno è il futuro perché se tu sogni, immetti nel tempo ciò che sarà realizzabile.

 

In futuro i ragazzi dovranno imparare parole nuove per descrivere i propri interessi e trasformarli in competenze e professionalità. Impareranno a fare progetti concreti che ruotino attorno tre nuove parole come innovazione, sostenibilità e inclusione. Termini non ancora di uso comune sebbene si sappia che:

 

l’innovazione è l’avviamento di nuovi modi di progettare, produrre e vendere  beni e servizi, creando un cambiamento pratico e pragmatico delle cose esistenti per farne delle nuove.

La sostenibilità è una prerogativa indispensabile per la stabilità di ogni ecosistema: un lago, uno stagno o una savana, devono essere autosufficienti per vivere con equilibrio dinamico.

L’inclusione deve diventare accoglienza eliminando le differenze e accettando le diversità.

Con queste prerogative siamo già nella scuola del futuro per trasformare le cose esistenti e vederle in maniera diversa chiamandole con le parole di un mondo digitale che ci sta invadendo, forse, anche contro la nostra stessa volontà.

 

Non è vero che le parole servono a nulla: esse indicano anche la qualità delle azioni che l’uomo si accinge a fare in maniera diversa.

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