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Psicologia

Apologia del padre

By 8 Novembre 2018 No Comments

    Da padre a Figlio: le cose che ho imparato da mio padre

Sulla natura

Mio padre era un attento osservatore della natura e nutriva un sacro rispetto per i propri genitori. Gli sono stato molto vicino ed ho lavorato insieme a lui acquisendo molte buone abitudini e qualche difetto. Ora che sono adulto, conservo molti suoi modi di fare e trasformo “in positivo” quelli che avevo giudicato ” negativi”, perché l’esperienza serve anche per comprendere il passato. 

Sulle azioni

Un giorno, per esempio, mentre maldestramente stavo estirpando una pianticella dal prato perché la ritenevo inutile, lui si avvicina dicendomi: “perché la togli? E’ nata da sola, risistema il terriccio e innaffiala. Chissà, forse un giorno raccoglieremo delle noci.

Modo di parlare

Pur senza capire il significato di quelle parole, rimasi impietrito dal modo amorevole, ma fermo, con cui mi parlò ed mi affrettai ad eseguire l’ordine, quasi temendo di aver commesso un omicidio. Oggi, quando guardo quel noce, da cui raccolgo noci, provo una forte emozione di amore e di rispetto che mi riporta in mente le sue parole: ” il vento semina e la natura coltiva, non uccidere mai ciò che essa vuole “. I figli capiscono sempre troppo tardi il pensiero dei genitori. 

Sul significato delle parole.

Di molte parole ci è stato insegnato il solo significato negativo pur avendo esse anche un significato positivo. L’egoismo, ad esempio, è stato sempre inteso come valore negativo e nessun genitore consiglia al proprio figlio di essere egoista. Semmai la frase comune di tutti i genitori è di “non essere egoista“. Il pensiero cristiano e laico considerano l’egoismo come un restringimento di tutti i fini a se stesso, senza vedere altro al di fuori di ciò che giova all’immediato interesse .

L’uomo è egoista.

A mio avviso, ciò è restrittivo e non è del tutto accettabile perché l’uomo stesso, in natura, è egoista.  Non si sa perché l’educazione concepisca il negativo con disprezzo, come se una pila potesse funzionare con il solo polo positivo. Mio padre quando litigavo con i miei amici mi diceva:” Non interessarti dei problemi altrui, pensa sempre a te stesso e non farai mai del male a nessuno”. Era egoista? Forse si, ma proteggeva la mia vita.

 

Il bambino è egoista

La natura del bambino è essenzialmente egoista e quindi non è disponibile a donare il proprio giocattolo agli altri perché sente il “dare” come privazione di ciò che ha. Il bambino non dona, semmai prende. Stirner, pensando che l’individuo è l’unica realtà e l’unico valore per se stesso, ammira la morale dell’egoismo perché fortifica l’animo umano a tenere per sé i propri valori. Possiamo, forse, negare codesto concetto? La natura umana è essenzialmente egoista come quella degli animali ed è noto che si diventa altruisti da adulti, per soddisfare ancora una volta, la nostra essenza egoistica. 

L’altruismo è un valore storico

J. S. Mill, afferma che si diventa altruisti quando la felicità personale include in misura più o meno larga la felicità altrui. In altre parole, si diventa altruisti per soddisfare se stessi. L’altruismo è un valore storico che si raggiunge per bisogno egoistico,  quando si comprende che per vivere nel migliore dei modi, ci si deve adattare alle esigenze del mondo. L’essere umano da  egoista  diventa altruista per  cultura; a volte, anche per paura o per sciatta ipocrisia.

Sull’ipocrisia

Il termine ha una connotazione tanto negativa che nessun ammette di essere ipocrita. Personalmente, invece, ritengo che l’ipocrisia (simulazione di virtù) sia un valore che ci permette di vivere meglio. La simulazione, il fingimento e l’apparenza non sono tendenze d’origine soprannaturale ma derivano da atti educativi  dalla primissima infanzia perché, in sostanza, siamo  tutti un po’ acculturati. Pascal, da buon ipocrita, afferma che per diventare cristiani basta comportarsi da veri credenti.

Oggi non c’è più religione

Mio padre alla mia domanda del perché dovessi andare a messa la domenica, ipocritamente rispondeva perché tu ci vai e basta. Di fronte agli omicidi e suicidi quotidiani, spesso mi vien da pensare che non ci sia più rispetto per la vita, esattamente come affermava mio padre quando di fronte ad un grave misfatto, scuotendo la testa, borbottava dentro se stesso: “ oggi non c’è più religione“. Io sono vissuto con la religione ipocrita di mio padre, ma non ho mai imbrattato i muri delle case altrui. Che l’ipocrisia sia anche una virtù?

Esistono genitori o educatori non ipocriti?

Questa domanda mi è stata posta da numerosi ragazzi durante i percorsi di gruppo. Non ho statistiche per rispondere, ma sono convinto che l’ipocrisia è molto diffusa e mai dichiarata. Spesso è scoperta dalle inchieste dei magistrati nel mondo scolastico, politico, economico e religioso quando fanno indagini su fatti pubblici e da ciò possiamo affermare di vivere in un mondo ipocrita, contrapposto al “politicamente corretto” che è una farsa per nascondere la verità.

L’incoerenza del non ipocrita

Un mio cliente, per propria ammissione dichiaratosi non ipocrita, punisce severamente il figlio di 16 anni, per avergli scoperto un film porno sotto il materasso del letto matrimoniale. A distanza di tempo e di nascosto, il giovane rovista nei cassetti del comò trovandone altri con le registrazioni dei rapporti sessuali genitoriali. Dopo averle guardate, amareggiato e disgustato, fugge in casa di un amico lasciando un video nel registratore. La fuga viene denunciata ai carabinieri. Al rientro, dopo tre giorni, interrogato dai genitori e dai carabinieri il giovane viene solennemente sgridato per comportamento incoerente ed ipocrita.

L’individuo è un enigma

L’individuo, si sa, è un enigma e come tale è impenetrabile, introverso, estroverso, sorprendente, banale, misterioso, prevedibile, imprevedibile, inquieto ed ipocrita. In lui c’è di tutto: bene, male, invidia, giustizia, cattiveria, risentimenti, contraddizioni ed altro ancora, ma c’è anche una grande capacità di sentire e una consapevolezza delle proprie risorse che amorosamente lo spinge verso gli altri per interagire con il cuore: il quale come dice Pascal, ha ragioni che la ragione non conosce. 

Quando una bugia fa felice un bimbo

In quinta elementare di molti anni fa, quando non volevo andare a scuola perché non avevo fatto i compiti, mio padre mi metteva a cavalcioni sulle sue ginocchia e, abbracciandomi, mi sussurrava: “Vuoi essere ignorante come me che ho fatto appena la terza elementare? Ora vai a scuola e dici al maestro di non aver fatto i compiti perché hai aiutato me nella stalla.” Ma questo non è vero, replicai. Al che lui aggiunse: “Tu diglielo con il cuore, vedrai che ti crederà”.

Tornai a casa soddisfatto perché fui creduto dal maestro e fui anche contento di aver detto una bugia suggeritami da mio padre.

 

Scritto nel maggio 2000. Rivisitato nell’ottobre 2011 e aggiornato nel maggio del 2017 e nel novembre 2018 e nel maggio 2019

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