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Psicologia

Apologia dell’imperfezione

Apologia dell’imperfezione

Tutti sanno che gli esseri umani, come gli animali, i vegetali e tutto ciò che in natura nasca, sono imperfetti, perché ciò che è in crescita è un incompiuto finché non consegue il proprio naturale sviluppo. In tal senso l’imperfezione non è un’anomalia, ma uno status momentaneo di ogni individuo che diventerà definitivo man mano che l’esperienza lo forma nella fisicità, nel carattere e nella personalità.

Noi umani conosciamo la nostra imperfezione perché la cultura ci ha insegnato che esiste uno stato esistenziale, bramato e ambito,  chiamato perfezione; difficile, se non impossibile raggiungere, perché  appartiene un altro mondo governato dalla pura fantasia o da un Dio che sia meta delle persone credenti.

L’idea di un Dio assoluto, sciolto dagli intrighi delle cose umane, è stata una grande scoperta per l’umanità, perché in essa è stato inserito il concetto di perfezione che, sebbene non si raggiunga mai, funge da impulso a cambiare e a trasformarsi in qualcosa di diverso da ciò che si è, dando origine al cambiamento che, com’è noto, conduce l’individuo a migliorare o peggiorare se stesso.

Tenendo presente tale considerazione, ogni persona, temendo di diventare peggiore, è spinta a prendere la strada opposta pur ammettendo che non sempre questo gioco della vita riesce, perché il peggio esiste nell’animo umano e, in genere, si realizza in chi non desidera il meglio.

Lo stato dell’imperfezione fa paura a chi non si accetta e a chi non sa amare, perché costoro non vedono la propria realizzazione futura; rende, invece, felice chi segue il sogno di un domani radioso e chi aspira a completare il proprio ciclo di sviluppo per godersi i livelli più alti dell’amore e della propria concretizzazione.

In poche parole: se non vedi il futuro per immetterti nella traccia di una vita perfettibile, non hai ragione neanche di migliorare te stesso. Personalmente, io non vorrei mai raggiungere la mia perfezione perché una volta conquistata, non saprei cosa fare per tutto il resto della mia vita. Il mio sogno è di completarmi strada facendo e l’idea di essere perfetto sconvolgerebbe la vita attuale perché mi immetterebbe in un mondo ideale dove non ci sono più gli umani con i quali confronto le mie alienazioni. Mi sentirei completamente isolato e non sarei più in grado di competere.

 

Proprio per questo Eva, posta in un mondo delle beatitudini eterne (perfezione assoluta), disobbedendo scelse di diventare imperfetta per partorire con tutti i dolori delle donne comuni.

Anche Adamo si giocò la sua fortuna per una mela, forse perché aveva capito che lì, gli mancavano le aspirazioni a fare qualcosa per vincere la noia. E’ bello guardare il quadro qui a sinistra, ma solo perché rappresenta l’ingegno di chi lo ha creato, ma quel mondo gli appariva ingannatore, illusorio e mistificato, in poche parole triste, perché il tempo non può essere fermato nella contemplazione della pura bellezza che, purtroppo, anch’essa degenera.

Il tempo scorre, cambia le cose, muove gli amori, muta i sentimenti, promuove le passioni e anima la vita, ma non può impedirne il decadimento, perché il concetto dell’involuzione fa parte della vita tanto quanto quello di evoluzione.

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